Anno 2020: Web application e cloud computing hanno il sopravvento

Non siamo impazziti e non è nostra intenzione fare un titolo epico o apocalittico che ricordi il famoso SkyNet di Terminator, ma che il cloud computing e le Web application superino i software “tradizionali” attorno al 2020 è scritto nel report: “The Majority Will Work With Cloud Computing Environment – Analysts“.
Ora, noi è da tempo che su questo blog diciamo che le software house si devono reinventare e convertire, come le vecchie fabbriche sovietiche di missili diventarono fabbriche di lavatrici, per pensare e produrre Web Application che possano essere all’avanguardia e competitive rispetto ad un software tradizionale, ma gestire in cloud un word processor è un discorso mentre gestire un programma di foto-ritocco come Photoshop è un altro.
Noi di Cosmobile siamo una software house che produce Web Application e quindi crediamo nel cloud e crediamo nella direzione presa dal mercato, ma ci sono alcuni punti da vagliare bene, per poter fare un discorso completo, e sono privacy e performance.
Sappiamo bene che generare e mettere in condivisione documenti come fogli di calcolo o programmi simili a Microsoft Word è ad oggi fattibilissimo, ma se dovessimo ritoccare delle foto?
Esistono applicazioni Web che lo fanno certo, ma non a livello professionale: i Photoshop, i Corel Draw o Elements sono ancora software pesanti, enormemente complessi e che hanno necessità di una notevole capacità di calcolo per poter funzionare, caratteristiche che le macchine attuali, gli attuali server, non potranno erogare.
Quindi il problema che si pone per primo è la nascita di una nuova generazione di macchine che possano essere abbastanza veloci e capenti da permettere una vera e propria competizione a 360 gradi per quello che riguarda le performance dei software: quando avremo server remoti che ci permetteranno di fare girare degli pseudo Photoshop su tutti i computer del mondo, senza che questi facciano troppi calcoli, allora si svilupperanno potenti applicazioni, ma fino ad allora il cloud riguarda app o mobile app che non possono essere troppo esose in termini di risorse.
E’ pur vero che alla velocità con cui si evolve l’hardware oggi, è facile immaginare che in dieci anni queste macchine saranno presenti e già sul campo: Google comprerà i pesanti “server di ferro” mentre noi avremo raffinati oggetti in alluminio che dirotteranno i calcoli sui serveroni.
L’altro punto molto delicato della questione è la privacy: ammettiamo che oggi Google (per fare un esempio) sia gestito in maniera onesta e trasparente, ok? Bene, e se domani le cose cambiassero? Se l’azienda fosse assorbita da qualcuno di meno scrupoloso per quello che riguarda la privacy cosa succederebbe? Siamo certi che le authority riuscirebbero ad impedire soprusi?
E se per caso Google fallisse? I miei dati sarebbero salvi o sarebbero dirottati su altri server meno sicuri o, peggio, venduti al miglior offerente?
La questione della privacy -e della sicurezza- su applicazioni Web e cloud computing è la cosa in assoluto più delicata ed importante che Internet e l’informatica sempre più “sociale” di questi anni, il Web 2.0 per intenderci, ed è una sfida seria che dovrà essere affrontata negli anni a venire.

17 Giu 2010
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