Quando le applicazioni mobili diventano pericolose

Prima di iniziare a scrivere facciamo una premessa: pensiamo che il mondo del software abbinato ad Internet sia una cosa straordinaria, un incredibile veicolo di cultura, di civiltà e di progresso.
Lo sviluppo di applicazioni mobili che vivono in sinergia con la Rete è ad oggi l’essenza stessa dello sviluppo della nostra società, sviluppo che non esisterebbe, almeno non in questi termini, se non esistesse l’uno o l’altro componente fondamentale.
Detto questo, è anche vero che all’aumentare della capillarità e della “potenza” di una tecnologia, di un media o di un “media sociale” aumentano anche le possibilità che qualcuno faccia un uso insano del mezzo dal quale tutto nasce, alimentando paure e ansie spesso per nulla giustificate ma naturali in quanto, appunto, di massa.
Quindi se noi vediamo le applicazioni Web ed i social network come metodi per comunicare, per fare amicizie nuove e per mantenere quelle amicizie che erano a rischio oblio, c’è anche chi sfrutta le stesse tecnologie in modo del tutto arbitrario e anti sociale:
Shea Sylvia, una giovane blogger di Kansas City, Usa (…) Era al ristorante con amici quando un cameriere l’ha pregata di rispondere alla telefonata di una persona che cercava di lei. Quando Shea ha risposto, si è trovata dall’altra parte della linea un perfetto sconosciuto che la invitava ad uscire insieme. Si chiamava Brian e sapeva tutto quello che c’è online su Shea – sapeva persino dove si trovasse in quel momento.
Ma se era uno sconosciuto, come faceva a riconoscere l’aspetto di Shea? Semplice: aveva raccolto tutte le sue foto di Facebook. A Shea si è gelato il sangue nelle vene. Il suo misterioso interlocutore l’ha capito e le ha suggerito di non condividere così tante informazioni personale sul web. Fine della telefonata. Inizio dell’incubo.”

Ora, il titolo dell’articolo originale dal quale prendiamo spunto oggi per questo post è “Attenti a Foursquare: lo stalker sa sempre dove siete” e pare chiaro a tutti che il tono dell’articolo stesso non sia ne tranquillizzante ne tanto meno “super partes” tendendo verso una trasmissione di paura che fa tanto bene alle visite.
Ma, la riflessione che vogliamo fare è semplice, lineare e brevissima: i social network, a prescindere dall’articolo del quale abbiamo citato la fonte, sono una straordinaria opportunità per tutti, ma essendo per tutti, esiste anche la possibilità che qualcuno faccia un uso poco corretto se non addirittura criminale dei media citati.
Non è necessario avere paura ne pensare che dall’altra parte del monitor si celi un mostro, ma è necessario essere consapevoli che non tutti, su questo pianeta, usano la tecnologia come la useremmo noi.
Come si diceva riguardo al discorso della poca sicurezza delle password salvate nei browser, non si vuole fare terrorismo ma far prendere coscienza, specie a chi si avvicina per la prima volta a questi potenti mezzi, che la Rete è fondamentalmente “buona” ma che essendolo fondamentalmente e non totalmente, si devono tenere gli occhi aperti.

18 Ago 2010
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