La pirateria si potrebbe battere con il software libero?

La pirateria software è una piaga, è una voragine da diversi miliardi di PIL l’anno, una idrovora di risorse che vengono a mancare alle casse delle case produttrici, quindi dello Stato, quindi le nostre.
Si scriveva su questo blog, a metà maggio di quest’anno:
La pirateria informatica in Italia costa ogni anno al settore qualcosa come 1,2 miliardi di euro mentre su scala planetaria addirittura 51 miliardi di dollari, pari ad una grande manovra finanziaria.
Lo studio condotto da IDC ha rilevato in 110 paesi una crescente quota di software pirata, ovvero copiato o distribuito illegalmente soprattutto nei PC, con un valore cresciuto in un solo anno del 2% arrivando a quota 49%, praticamente 1 programma su 2 è utilizzato illegalmente.
Le percentuali sono simili anche a livello mondiale, dove si stima che il software pirata rappresenti il 43% (+2% rispetto allo scorso anno), soprattutto nelle economie emergenti come Cina e India e comunque in linea con i paesi Occidentali. (…) Il danno per l’economia italiana è piuttosto pesante: con appena un 10% di riduzione della pirateria, si potrebbero creare 6.000 nuovi posti di lavoro, almeno 700 milioni di imposte incassate e 2 miliardi di fatturato, considerando non solo la catena distributiva di software, ma tutto quello che ruota attorno.”

Se si considera che in un Paese enorme e sempre più ricco come la Cina la percentuale di software piratato si aggira attorno al 97% si capisce bene che scrivere software, per le software house, non ha molti sbocchi.
Le soluzioni potrebbero essere diverse: già molti volte si è parlato della soluzione alla pirateria nella musica cambiando il sistema di distribuzione della stessa, ed il processo è stato avviato con iTunes ovvero micro-pagamenti per poter usufruire di un servizio senza nemmeno accorgersi che si paga. Poco per l’utente moltissimo per le mayor ed i gestori di sistema.
Se con la musica si è riusciti a trovare una soluzione alternativa funzionale, per quello che riguarda il mondo del software l’unica strada percorribile pare essere quella delle Web application, di quei software che non necessitando di installazione ma risiedendo in remoto, possono essere “usati” ma non “posseduti”.
In effetti il concetto di “possesso” di qualcosa è di per se superato: se si considera che le cose si comprano e si possiedono con il fine ultimo di usarle, il possederle in se è ininfluente sul risultato finale, ossia l’usarle.
Una soluzione diversa rispetto alle applicazioni Web potrebbe essere il software libero, ossia quei programmi che tra licenze free ed open source compongono la costellazione che noi spesso erroneamente identifichiamo come “gratis”.
In questo interessante articolo su linuxfeed.org si disamina nel dettaglio la possibilità di migrare al software libero e del perché potrebbe essere vantaggioso per tutti, e lo si fa dividendo i vantaggi per in sezioni molto ben argomentate.
“Ho provato quindi ad analizzare alcuni fattori che mi hanno spinto al cambiamento senza che nessun mi dicesse: “installa Gnu/Linux e programmi liberi perchè sono meglio di quelli della Microsoft e Apple”.
Forse è il caso di dargli una letta e di riflettere: il passaggio dal software proprietario a quello libero, pur non portando più danaro nelle casse delle multinazionali del software, non potrebbe essere un primo passo verso la liberalizzazione del sistema informatico dal giogo della finanza e della pirateria?

13 Lug 2010
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