Google per il Web come iTunes per Apple

Il Web è sicuramente la più straordinaria forza, la più dirompente invenzione probabilmente di ogni tempo: se la ruota è stata un passaggio evolutivo enorme, se la stampa ha divulgato la conoscenza in modo massiccio e se il motore o l’elettricità hanno reso la vita di tutti molto più comoda, Internet è riuscito (o sta riuscendo) a rendere il pianeta un posto piccolissimo in cui le persone sono vicine e possono interagire con tutto.
Internet ha amplificato di centinaia di volte quello che in precedenza aveva fatto la stampa ed ha annichilito le distanze, creando un mondo parallelo, un “Metaverso” in cui le persone hanno una vita ed un lavoro senza essere necessariamente presenti.
Tutta questa forza dirompente ci sta traghettando verso la società digitalizzata, verso un mondo diverso e in continuo e fluido movimento, un mondo in cui il business che si appoggia sulla stessa Rete sta diventando sempre più importante.
Ed ecco che negli anni si è cercato di fronteggiare un cambiamento al quale non si era preparati: prima si è partiti con un modello di business antiquato che è crollato ai primi anni 2000 (le famose dot-com) dopo di che i mercati, sfiduciati dalla bolla della news economy, sono stati quasi a guardare cercando un modo per riuscire a guadagnare da un enorme e relativamente ricca massa di persone.
Come poter guadagnare con Internet?
Questa è la domanda che ha mosso, ed in parte ancora muove, il mondo della Rete a tutti i livelli.
La risposta pare essere arrivata da Apple con “l’invenzione” dei micro pagamenti: invece di fare pagare un servizio un mucchio di soldi, si fa pagare poco, ma si fa pagare tutto. Invece di fornirti una suite (come Microsoft Office per capirci) per fare più o meno tutto, ti offro tantissime piccole applicazioni che costano pochissimo e che tutte insieme ti fanno fare tutto.
Invece di farti pagare un abbonamento annuale per un giornale online, ti faccio pagare solo quello che leggi, oppure sopra ad un certo numero di pagine lette, oppure ti faccio pagare giornalmente, suddividendo i pagamenti appunto in micro pagamenti che nessuno si accorge di fare, ma che diventano milioni nelle tasche delle multinazionali.
Apple, con iTunes, ha inventato questo modello di business che per ora pare essere l’unico che potrebbe funzionare, ma Google -che si sa pensare sempre in grandissimo- vuole espandere la cosa a tutto il Web.
Si perchè dire “faccio i micro pagamenti” è un conto ma per farli davvero serve una piattaforma, una tecnologia, si deve garantire sicurezza, trasparenze e rapidità. E come fare?
Newspass, un sistema di micro-pagamenti per i siti di notizie che permetterà in un futuro non troppo lontano agli utenti di accedere, attraverso Google, ai contenuti a pagamento degli editori, pagando di volta in volta per la lettura di un singolo articolo o per un abbonamento. (…) Google di diventare – ancor più di oggi – sistema d’accesso, memoria storica e banca online del web. In pratica la versione universale dell’iTunes di Apple.”  repubblica.it

Non fa paura pensare ad una multinazionale con un simile potere? Non è uno scenario tipicamente cyber punk avere un’azienda che transnazionale che valica i confini degli Stati per divenire l’unico fornitore di notizie del pianeta?
Internet, come tutte le rivoluzioni, implica molte riflessioni profonde, riflessioni che è bene fare prima che i fatti superino l’etica.

22 Giu 2010
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